Territorio e Storia

INFORMAZIONI SUL TERRITORIO

Superficie: Kmq 15,86
Altitudine: 488 m (capoluogo)
Altezza minima: 436 m
Altezza massima: 1.579 m
Distanza da Torino: 46 km
Densità: 109 abitanti

Il comune di S. Germano Chisone, situato dopo la gola del Malanaggio dove la Val Chisone prende corpo e si distende, si snoda interamente sulla destra orografica della valle. I confini attuali risalgono soltanto al 1954, allorché il Comune di Pramollo, che era stato unito nel 1928, è diventato autonomo e la zona di Inverso Porte, unita anch'essa in quello stesso anno, ha continuato invece a far parte del territorio sangermanese, che è risultato così notevolmente ampliato. Il centro del paese si erge su una modesta collinetta ed è circondato da molte borgate disseminate a ventaglio sulle alture circostanti.

La superficie comunale è in gran parte collinare e montuosa, con estese zone boschive alternate a pascoli, soprattutto nella parte meridionale, lungo il corso del Chisone.

 

Storia sulle scuole "di una volta" di San Germano Chisone 


IL VALLONE DEL RISAGLIARDO

San Germano Chisone si trova ai piedi del Vallone del Risagliardo, una conca incastonata tra tre vallate - quelle del Chisone, del Germanasca e del Pellice - che si apre, sulla destra del Chisone.

Si tratta di un vallone chiuso, isolato, tagliato dal torrente Risagliardo, che nasce dalle pendici del Gran Truc (2366 m) e confluisce nel Chisone in prossimità dell'ex cotonificio Widemann e del ponte sulla Statale 23, voluto dal re Carlo Alberto nel 1836. La sua conformazione morfologica ha un andamento Est-Ovest: dapprima la valle sale ripida e serrata, dominata da monti con profili taglienti, poi si apre come un quadrilatero con i vertici al Castelletto della Vaccera (1512 m), al Gran Truc, alla dorsale del suggestivo Poggio dei Pini (1226 m), confinante con il Comune di Inverso Pinasca e che deve il nome alla sua vegetazione un tempo assai folta di abeti rossi, ed infine con l'ultimo vertice nella zona della già citata gola, sulla linea di demarcazione con il Comune di S. Germano. Il vallone è incassato tra erte pendici ricoperte di castagneti e faggete, gli spazi sono assai ristretti e ciò nel corso dei secoli ha condizionato profondamente le colture, limitate per lo più a frumento, grano saraceno, segale, orzo, avena e patate. Un tempo nella zona erano attive parecchie miniere di grafite, di cui restano ancora gli imbocchi murati di alcune gallerie e qualche struttura esterna. Il fondovalle è assai ridotto e limitato solo al primo tratto, dal confine con S. Germano a Rue, poiché la pendenza diventa subito rilevante ed impervia. Il territorio fu abitato fin da epoca assai remota (età de la "la peira eicrita",pietra scheggiata) da popolazioni migratorie e stanziali. San Germano Chisone nel corso dei secoli ha vissuto di riflesso le stesse vicende delle valli attigue.
Dopo la donazione della contessa Adelaide del 1064, divenne un feudo dei monaci dell'Abbazia di Abbadia e in seguito la zona passò sotto la giurisdizione del duca di Savoia. Il vallone difeso al suo imbocco dalle gole naturali della località Baricadda, sopra le quali si ergono, quali vedette, i villaggi delle Garde (l' Garda d'aval e d'amout), divenne allora luogo di transito delle armate francesi ed anche dei fuggiaschi valdesi dalla val S. Martino alla val d'Angrogna.


LA TIPOLOGIA ABITATIVA

borgata Combina

La maggioranza delle abitazioni tipiche delle borgate ha una struttura con corpo a manica unica, per lo più lineare, semplice ed essenziale, che si articola su due o tre piani. Al piano terreno, che riunisce in pochi spazi i locali di lavoro, troviamo la stalla, la cantina utilizzata per la conservazione delle derrate alimentari, i depositi per il ricovero degli attrezzi e il locale per la lavorazione del latte, se effettuata in loco, la volta può essere "a botte" oppure è formata da travetti in legno e pietre tra un travetto e l'altro; al piano superiore si trovano allineate la cucina e le camere da letto, disimpegnate da un lungo ballatoio con ringhiere in legno, che corre lungo tutta la facciata.

 

Il tetto è rigorosamente in lose e talvolta è presente il loggiato utilizzato come essiccatoio o deposito. La pietra è il materiale nettamente prevalente della costruzione; il legno è riservato alle travi del tetto, alle aperture quasi sempre di dimensioni ridotte e alle balconate. Il servizio igienico è collocato isolato nelle adiacente dell'abitazione: spesso è costruito con rami di abete o pino, oppure in pietre a secco. Lo spazio ricavato nel sottoscala è riservato per il porcile.


LA STORIA DEL COMUNE

Il paese deve il suo nome al santo Germano, il vescovo di Auxerre vissuto nel V sec., al quale è stata consacrata la chiesa cattolica sita nel concentrico. Nel sec. XIII, il paese insieme a tutta la valle divenne feudo dei Savoia, che lo diedero alle varie famiglie nobiliari. La comunità di S. Gemano ha legato alcuni secoli della sua storia alle vicende dei Valdesi e a partire del sec. XVI ha sempre registrato una consistente presenza di popolazione valdese. Da un'economia prettamente contadina, nell'800 il paese ha subito una progressiva trasformazione industriale, in seguito all'impianto di un cotonificio e allo sfruttamento delle numerose miniere di grafite sparse su suo territorio.


LO STEMMA, E IL GONFALONE COMUNALE

Inquartato: nel primo e nel quarto, di rosso, al rospo di verde, allumato di rosso, visto dorsalmente e in banda; nel secondo e nel terzo, d'oro, alle due fasce ondate, di azzurro.

Il nuovo stemma comunale, adottato con decreto del Presidente della Repubblica in data 24 aprile 2000, ha come emblema l'acqua, che da sempre rappresenta un bene prezioso per l'economia locale, dapprima agricola e poi industriale, e il rospo, protagonista di una nota e amata leggenda locale.
L'acqua in questione è quella del torrente Chisone che, oltre a dare il nome alla valle, in passato fu protagonista di molte pagine di storia poiché delimitava la linea di confine del territorio ducale e francese: a testimonianza di ciò sulle due sponde a monte dell'abitato esistono ancor oggi le borgate Savoia e Franza.

Il gonfalone, che riprende nella sua parte centrale il disegno dello stemma, è in drappo giallo riccamente ornato di ricami d'argento e reca una cravatta con nastri dei tre colori nazionali frangiati d'argento. Viene solitamente esposto durante le cerimonie ufficiali nell'ambito del Comune, ed anche fuori del territorio comunale.


LA STORIA DEI VALDESI

Il COMUNE DI SAN GERMANO ha legato molte pagine della sua storia alle vicende dei Valdesi, seguaci di Pietro Valdo di Lione, che 8 secoli fa si staccò dalla chiesa cattolica. Giunti nelle valli Germanasca, Chisone e Pellice, a partire dal XIII secolo i valdesi vi trovarono rifugio. La loro storia è costellata di molte guerre e di persecuzioni che si protrassero per parecchi secoli.
San Germano a partire dal XVI secolo ha sempre avuto una consistente presenza valdese, uno dei suoi primi pastori fu arso vivo nell'abbazia per non avere abiurato la sua fede. Poiché la val Perosa durante le guerre di religione dei secoli XVI e XVII era una terra di passaggio per le armate del re di Francia e del duca di Savoia che si contendevano le due sponde del Chisone, San Germano divenne il quartier generale delle truppe regie che si preparavano a sferrare i loro attacchi alla val San Martino (val Germanasca) e il vallone di Pramollo a causa della conformazione del territorio, divenne rifugio per i Valdesi costretti a sfuggire al nemico.

Dopo l'Emancipazione dei Valdesi concessa nel 1848 da Calro Alberto, che ha restituito loro i diritti civili e politici, San Germano ha seguito di riflesso gli avvenimenti della storia nazionale.

Per ricordare l'editto di Emancipazione, ogni anno la sera del 16 febbraio i Valdesi si riuniscono intorno ai falò per celebrare la loro festa con canti di gioia e il 17 mattina è consuetudine il corteo e poi il culto.

 

 

 


IL COSTUME

Costume_Valdese Il costume valdese, incerto nell'origine, dal primitivo abbigliamento quotidiano si è gradatamente arricchito assumendo una caratterizzazione prettamente ecclesiastica. È stato per molto tempo l'abito tradizionale delle spose, ma soprattutto ha accompagnato la donna nelle solenni festività religiose quali il 17 febbraio, nella vita culturale, durante le feste delle corali, e in occasione di avvenimenti familiari e confermazioni, acquistando un posto importante nella confessione valdese.

Il vestito

Il vestito lungo fino alle caviglie è in tessuto di lana per l'inverno e di cotone per l'estate, di colore unito e generalmente scuro. L'abito è composto da un corsetto attillato, da una sottana unita al busto, ampia e plissettata sul retro e con grinze in vita. Le maniche sono lunghe, strette al polso e con un piccolo bordo bianco.

Il grembiule

Il grembiule è lungo poco meno del vestito, in seta cangiante, nera, viola o turchino.

Lo scialle

Lo scialle si indossa piegato in due a triangolo sopra il corsetto e viene fissato sotto la nuca con una spilletta posta dall'interno del vestito e con un'altra spilla sul petto. Può essere in lana o in seta cangiante, con fiori ricamati o disegni vivaci, e ornato da lunghe frange. I colori tradizioni sono il rosso, il viola, il turchino e il nero; oggi è generalmente utilizzata la seta bianca.

La cuffia

La cuffia è l'elemento più prezioso ed importante. È composto da tre parti: una anteriore di pizzo ricamato, inamidata e increspata a cannoncini che incornicia il volto; una intermedia di tulle o stoffa sottile pure inamidata; una terza posteriore di tulle ricamato che racchiude il nodo dei capelli. È completata da un nastro di seta bianca che la circonda e la chiude con un nodo che cade lungo le spalle. In val Pellice le donne sposate indossano il nastro a destra, le nubili a sinistra, a Prarostino è portato sulla parte alta della cuffia, in val Germanasca in basso.

La spilla

La spilla è l'unico ornamento della donna valdese e viene utilizzata come fermaglio. Di solito si tratta di un cammeo, di un corallo, di un medaglione o della croce ugonotta, la croce di Malta simbolo della fraternità protestante. La sobrietà del costume non richiede nessun gioiello.

Le calze

Le calze sono lunghe, di lana o cotone e generalmente scure.

Le scarpe

Le scarpe sono molto semplici, a tacco basso e in pelle nera. Un tempo si usavano gli zoccoli chiodati e fabbricati in loco, dalla suola in legno e tomaia in robusto cuoio.

I guanti

Erano solitamente dei mezzi guanti, neri, lavorati ai ferri o all'uncinetto, di filo, di lana o di cotone.

La borsetta

La borsetta è dello stesso tessuto del vestito o nera o lavorata all'unicinetto, di forma rotonda e arricciata in alto con due nastri o pizzo.

 


IL CHISONE

Le sorgenti del torrente Chisone sono situate sulle pendici del monte Appenna in val Troncea. A quota 2430 si forma il ramo principale, mentre poco più a valle confluiscono due ramificazioni secondarie aventi origine nei valloni laterali.

A San Germano il Chisone riceve le acque del Risagliardo, suo affluente di destra che scende dal vallone di Pramollo, un territorio storicamente affine a quello sangermanese. Dopo aver attraversato la pianura pinerolese sfocia nel Pellice, un affluente del Po. Come la maggioranza dei torrenti alpini il Chisone è povero d'acqua nel periodo estivo, ma nel periodo primaverile, al disgelo delle nevi, oppure durante le piogge autunnali, acquista una portata di piena tale da imprimere con frequenza al fenomeno alluvionale un carattere catastrofico. Il Chisone nel contesto del paese ha avuto senza dubbio un ruolo di primo piano.

Un documento comunale del XVIII sec. attesta infatti che l'acqua del torrente era un bene essenziale per l'economia del borgo, in quanto forniva l'energia necessaria ad irrigare le giornate di prati e campi poste nel fondovalle e ad azionare la ruota dei mulini, atti alla trasformazione dei prodotti agricoli e alla torchiatura dell'olio di noce. L'acqua del Chisone fornì successivamente anche l'energia per azionare le fucine del ferro e del rame, i mulini per la frantumazione della grafite estratta in loco, le falegnamerie e le concerie.

Poi alla metà dell'800 il luogo adiacente al Chisone all'entrata del paese fu prescelto da Paolo Mazzonis per impiantarvi una filatura di cotone, sfruttando l'energia elettrica riciclabile mediante la rete di canalizzazione del torrente.

Dalle centrali del cotonificio, poi divenuto Widemann, si ricavava anche l'energia elettrica per l'illuminazione del paese.


LA LEGGENDA DEL ROSPO

Ogni paese, e spesso ogni borgata ha assunto per qualche motivo particolare o evento straordinario un soprannome che ne caratterizza gli abitanti. I sangermanesi sono da sempre conosciuti come babi (rospi).

L'origine di tale appellativo si collega alla natura del territorio montuoso e in particolare alla sua storia geologica. Una leggenda racconta che… molto tempo fa a Pomeano, nel Comune di Pramollo, gli abitanti del luogo piantarono una rapa che divenne così grossa da doverla sterrare facendo scoppiare una mina. Il pezzo più piccolo rotolò fino a valle e si fermò alla gola del Malanaggio. Tale masso fece da diga all'acqua del torrente Chisone, che straripò allagando l'abitato di San Germano. Si formò così un lago e da allora il paese diventò la babiera, l'ambiente cioè in cui vivono abitualmente molti anfibi, ed i sangermanesi, di conseguenza furono soprannominati babi. Tale leggenda trova conforto nella storia geologica della valle che attesta la discesa di un ghiacciaio fino allo sbocco vallivo nei pressi nel nostro Comune. Da qui probabilmente trae origine l'immaginario di un luogo acquitrinoso, habitat naturale per rane e rospi. Il rospo è diventato quindi il simbolo di S. Germano e dei sangermanesi, che da sempre lo hanno adottato come loro emblema: lo troviamo infatti spesso riprodotto quale logo si associazioni e ditte o come simbolo delle manifestazioni locali.

L'Amministrazione comunale sotto l'egida di questo anfibio ha curato LOU BABI, un'agenda annuale che accompagna i cittadini in modo da ricordargli le principali manifestazioni e in modo che possano conoscere la maggior parte delle associazioni presenti sul territorio.Di volta in volta è inoltre analizzato un tema specifico che riguarda il paese.

L’agenda “LOU BABI”, è stata pubblicata per la prima volta nell’anno 2000, affrontando il tema delle Associazioni del Comune.
Nel 2001, invece, sono state presentate le principali borgate di S. Germano Chisone, analizzandone le origini, il numero di abitanti e i nuclei famigliari nello scorrere degli anni.
L’agenda del 2002 aveva come tema il rospo: si è parlato della leggenda del rospo, del suo habitat, dei proverbi e delle curiosità sull’anfibio più famoso a S. Germano.
La protagonista della quarta edizione de “LOU BABI”, quella del 2003, è stata l’acqua, si è parlato in particolare del torrente Chisone.
Nel 2004 è stata la volta del centro storico con i suoi negozi e attività commerciali; nel 2005 l’agenda ha presentato le varie escursioni possibili nel territorio comunale.
Il 2006, anno delle XX Olimpiadi invernali, il nostro Babi ha presentato le discipline sportive presenti nelle manifestazioni delle nostre vallate; nel 2007 ha invece illustrato la vita di alcuni sangermanesi che hanno scritto pagine importanti nella storia locale.
Quest’anno ha ripercorso la storia del paese attraverso il nome delle vie e delle piazze che sono un libro aperto, in quanto ci parlano di fatti, persone, luoghi che in qualche modo hanno influito sulla vita del nostro Comune e conseguentemente ne hanno tracciato il percorso.

LOU BABI

Testi: Clara Bounous
Layout e grafica: Tip. Alzani – Pinerolo


UN PO' DI STORIA SULLE SCUOLE "DI UNA VOLTA" DI S. GERMANO CHISONE

Le scuole elementari Valdesi

La scuola principale, la grande école, si trovava nel sec. XVIII nel quartiere dei Gondini, dove risiedeva la maggioranza della popolazione. Il maestro doveva tenere una condotta irreprensibile ed essere un modello per i suoi allievi; era tenuto inoltre a dirigere la scuola domenicale, ad insegnare il canto, a provvedere alla pulizia e al riscaldamento delle aule, a curare la preghiera pomeridiana nel tempio, a tenere al cimitero le orazioni funebri, tutto questo per un minimo stipendio. Alla grande école potevano accedere solo i maschi di età compresa fra i 10 e i 16 anni per un periodo di 10 mesi all'anno.

A partire dall'anno 1826 venne aperta anche una scuola "pour filles" su iniziativa di alcuni donatori stranieri ed in particolare del reverendo inglese Sims che lanciò l'idea di avere anche alle Valli una scuola atta ad istruire le ragazze. Per quanto riguarda l'ubicazione dell'école des filles, non sappiamo esattamente quale fosse nei primi otto anni, sappiamo invece che nel 1832 venne costruita una scuola in regione Maria e lì si tennero le lezioni. Oltre alle scuole già menzionate, anche i quartieri periferici ebbero progressivamente la loro scuoletta, a cui potevano iscriversi maschi e femmine.

Nel 1768 San Germano aveva aperte tre pluriclassi: due al capoluogo e una ai Balmas. Alla fine del secolo si tenevano lezioni anche ai Garossini. Nel 1829 anche i quartieri come Combina, Sangle, Chiabrandi e Sagna avevano la loro petite école e nel 1854 si aprì la scuola dei Martinat e nel 1891 quella della Costabella. Queste scuolette quartierali erano aperte solo durante la stagione invernale per tre o quattro mesi, ma ebbero il grande merito di portare l'istruzione ovunque, senza sradicare gli alunni dal loro ambiente eliminando praticamente l'analfabetismo.

L'attività delle scuole era molto seguita dalla popolazione e stava particolarmente a cuore al Concistoro, che ogni anno inviava alla Tavola un rapporto dettagliato sul loro andamento.

Nel 1859, con la legge Casati la gestione delle scuole passò ai Comuni e con la legge Daneo-Credaro del 1911, lo Stato progressivamente avocò a sé l'organizzazione scolastica che affidò a personale diplomato. Le scuole valdesi divennero così statali. L'uso dell'italiano sostituì la lingua francese e le scuole quartierali si chiusero ad una ad una, sia a causa dello spopolamento delle zone montane, sia a causa dell'aggravio finanziario che comportavano per lo Stato.

Le scuole elementari Cattoliche

I cattolici, che non potevano frequentare per legge le scuole valdesi, furono senza istruzione fino alla metà del XVIII secolo. Il parroco di quegli anni era molto preoccupato per l'ignoranza che regnava fra i suoi parrocchiani.

Dopo molte insistenze, finalmente nel 1742 il re donò alla parrocchia un capitale di L. 1250 per fondare una scuola per i maschi, in cui insegnasse a leggere, a scrivere. La sede della scuola era in un locale al piano terreno della casa comunale, di proprietà della parrocchia e successivamente della chiesa parrocchiale. Nel 1839 fu fondata dal vescovo una scuola invernale per le ragazze, dove si insegnava il catechismo, a leggere, a scrivere e ci si esercitava nei lavori domestici. La maestra veniva proposta dal parroco, dopo aver ottenuto l'approvazione del vescovo, e riceveva un compenso di L. 40 annue.

All'inizio del nostro secolo esisteva ancora un'altra scuola cattolica in località Timonsella che riceveva un sussidio comunale di L. 30 annue. Dopo due anni di transizione in cui egli cercò di tirare avanti alla meno peggio, grazie ad una sovvenzione del vescovo, le scuole cattoliche vennero affidate a tre suore giuseppine di Pinerolo. L'amministrazione scolastica regionale del Piemonte stipulò una convenzione con l'Ente parrocchiale di San Germano che prevedeva l'istituzione di due pluriclassi parificate. L'Ente doveva nominare le insegnanti, provvedere ai locali, all'arredamento delle aule e dare alle insegnati lo stipendio.

La convenzione tra l'Ente parrocchiale e l'Amministrazione scolastico fu rinnovata ogni cinque anni finché nel 1972 la madre superiora delle suore giuseppine, constatando che il numero degli allievi era in costante diminuzione, decise di chiudere la scuola parificata. La scuola parificata chiuse i battenti dopo molti anni di cammino separato fra le scolaresche cattoliche e valdesi.

Le scuole elementari unificate

Dal 1972 esiste un'unica scuola elementare statale che ospita le scolaresche delle due confessioni religiose. Nel 1974 è stato inaugurato un nuovo edificio ampio e moderno di fianco a Piazza Martiri della Libertà, che ha così riunito gli alunni anche da un punto di vista logistico.

La scuola elementare "Piero Jahier"

Nella Scuola Elementare di San Germano Chisone ci sono circa un centinaio di bambini.
L'edificio recentemente ampliato ospita anche una sezione della Scuola dell'Infanzia, mentre, al momento, l'altra sezione è ubicata nel Palazzo Comunale.
Questa divisione della scuola dell'infanzia non sarà più un problema quando i lavori dell'ampliamento della scuola saranno ultimati.

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